sabato 25 febbraio 2017

E´ più facile forgiare bambini forti che riparare adulti danneggiati

Quest' anno Human Traction Onlus compie 6 anni, 5 dei quali passati a Lillliput.
2012                                                       2017
 I figli "so piezz e core". Io non ho figli naturali ma so di amare loro più di ogni altra cosa al mondo. Non so se questo assomigli all´amore materno. E´ comunque amore, e ha riempito le nostre vite permettendoci di realizzare piccoli grandi sogni, sempre aiutati da una schiera di amici e supporters che col tempo è cresciuta. Sarebbe impossibile ringraziarvi tutti, siete troppi ma sapete chi siete e potete essere orgogliosi perché i quasi barbuti crescono davvero bene. 


Tre dei più grandi ad Aprile finiscono la scuola e stiamo vagliando cosa fare dopo in base ai loro desideri e capacità. B. vuole fare il biennio ad orientamento matematico-scientifico perché vorrebbe poi studiare ingegneria. S. vuole fare un corso di intaglio del legno ed uno di permacultura internazionalmente riconosciuto, per poi applicare sul campo le nuove tecniche imparate e portare avanti il progetto orto. R. non ha ancora capito bene cosa vuole fare ma ci sta pensando. Tranne Jorge, l´amico spagnolo che ci aiuta con l´orto, in questo periodo io e il piccolo staff HT siamo in Europa per raccogliere nuovi fondi ed energie da portare in Nepal ma nel frattempo a Lilliput continuano i miglioramenti.
Lo staff della scuola ed i ragazzi hanno ottimizzato lo spazio dell´ostello dedicandone una parte alle attività diurne delle classi dell´asilo. Anche la tettoia esterna è terminata ed é la hall dove si riuniscono le classi al mattino e dove si fanno diverse attivitá.




L´ orto che cresce è il riflesso del lavoro che, grazie a voi, abbiamo potuto fare con loro. I bambini sono dei semi fertili, se innaffiati e curati bene, col tempo, danno frutti sorprendenti. Continuando a crescere potenziando abilità e doti personali, presto sapranno camminare sulle loro gambe e diventare Uomini.

lunedì 10 ottobre 2016

Saggezza popolare

E’ passato un mese e mezzo dall’ultimo post e abbiamo tanti aggiornamenti positivi dal nostro piccolo mondo nepalese.
Vi avevamo lasciato con il problema dermatologico di M. Eravamo tutti preoccupati perché la piaga peggiorava e sapevamo che i risultati della biopsia si sarebbero fatti attendere a lungo ed il medico non aveva azzardato nessuna diagnosi e nessuna cura.
prima e dopo
Nel frattempo la mia padrona di casa, una signora sulla cinquantina chiamata come tutte le donne Ama, madre, incontra M. e, senza il minimo dubbio asserisce che il ragazzo deve smettere di mangiare “il dal”, ovvero lenticchie.  Rimaniamo tutti basiti. Non tanto per la veloce e perentoria diagnosi, ma per l’alimento oggetto di divieto. In Nepal l’unica cosa che mangiano è “il dalbhat”, brodo di lenticchie, riso e verdura. Chi ci è stato lo sa, sennò è difficile a credersi, ma davvero, mangiano solo dalbhat. Non per mancanza di altre risorse alimentari ma per costume e abitudine. Un po’ come noi italiani e la pasta, ma di più, anche a colazione, e a cena, sempre, tutta la vita. Ma Ama era certa di quel che diceva e cosi, nell’attesa delle risposte della scienza abbiamo seguito i consigli dell’oracolo di saggezza popolare che ha anche spedito il ragazzo a fare una puja all’alba al vicino tempio.  (preghiera con offerta di fiori, riso, frutta etc.) I risultati sono stati sorprendenti. Dopo pochi giorni dal cambio di dieta le ferite hanno smesso di spaccarsi e la pelle ha cominciato a rimarginarsi. La biopsia e la diagnosi del medico sono arrivate dopo più di venti giorni. Si tratterebbe di un eczema che tende a manifestarsi col caldo e l’esposizione solare e ci ha prescritto una crema. Quando gli ho chiesto se ci poteva essere attinenza con le lenticchie, ha detto che non lo sapeva. Lo sapeva Ama... La prossima estate ai primi caldi, compreremo la crema, bandiremo le lenticchie e faremo anche “la puja” preventiva.

Insieme a Settembre si è concluso il mio tempo nepalese per quest’ anno. Finiti visti e risorse economiche personali sono da poco rientrata in Italia, lasciando il timone ad un amico spagnolo. Jorge è esperto di permacultura e starà con noi qualche mese per seguire il progetto orto. Il venerdì pomeriggio dalle 2 alle 4 tiene un corso pratico e teorico in inglese. A differenza dei primi tentativi che sono sempre tristemente falliti, questa volta sembra che siamo fortunati perché oltre a Jorge abbiamo trovato un insegnante nepalese! Si chiama Dinesh, è un signore del nostro villaggio, esperto di agronomo e permacultore. Ha lavorato per molti anni in distretti remoti del Nepal e da poco è tornato in valle. Ha accettato con entusiasmo di tenere un corso il sabato mattina per i ragazzi della scuola. Così tra teoria e pratica, tra spanglish e nepalese, continuiamo a seminare l’idea che un’agricoltura senza pesticidi è possibile e, con le dovute cure e conoscenze, questa volta arriveranno anche i frutti!!

Nonna Papera e la nuova struttura per la scuola
Ultimo ma non ultimo, siamo felici di condividere le foto dei lavori in corso per il nuovo spazio che regaleremo alla scuola di Lilliput. All’inizio sarà una grande tettoia ed un pavimento, finalmente in piano, con autobloccanti. La scuola deciderà in seguito come effettuare eventuali partizioni.
Questo è il mese di Dashain e Thiar: come per noi a Natale, è tempo di stare in famiglia, le scuole chiudono, nel cielo volano aquiloni e si respira aria di dolce far niente.

Ci risentiremo a Novembre a fine vacanze con aggiornamenti sui progetti in corso. 
Come sempre, un ringraziamento speciale ai tanti di voi che, grazie a Facebook e Whatsapp, sono in contatto con i ragazzi. Per loro è bello ed importante sapere che ci siete.

sabato 27 agosto 2016

Same same and not so much different*




* Same same but different letteralmente si tradue con uguale uguale ma diverso ed è un modo di dire molto diffuso in Nepal ed India. Il titolo del post Uguale uguale e non molto diverso è un gioco di parole per sorridere sul fatto che spesso nelle cose negative, tra la patria della pizza e la patria delle lenticchie ci sono più somiglanze che differenze.

È paradossale essere in Nepal e vedere alla televisione le immagini del sisma in Italia a pochi km da casa mia. Qui ovviamente sono tutti sensibili al tema dato che è passato poco più di un anno dai due terremoti che per un attimo hanno acceso i riflettori dei mass media internazionali sul tetto del mondo, dove in realtà si rideva in ginocchio già da molto prima del terremoto.
Ho avvertito un vero interesse nelle domande dei ragazzi e dei molti al villaggio che mi hanno chiesto come vanno le cose laggiù. Il mio augurio più grande per i paesi e le persone travolte dalla terra che trema è che, per una volta, al danno naturale non si aggiunga la beffa umana di aiuti economici fagocitati dalle grandi istituzioni, politici, new town, e vecchie scene di gente abbandonata a se stessa. Che possa per una volta essere un buon esempio, modello di ricostruzione e aiuto alla popolazione terremotata.
Chi visse sperando non fece una bella fine ma sperare in un domani migliore aiuta a non perdere la bussola nei momenti difficili. Aiuta il non sentirsi soli, il sapere che vicine o lontane ci sono persone pronte ad aiutarti. Da 5 anni ogni nostro sogno che diventa realtà, ogni piccolo, ma soprattutto grande problema che affrontiamo, lo facciamo perché non siamo soli. Il vostro supporto è sempre alla base delle nostre azioni.Di recente ad un ragazzo dell’ostello, M., è tornata una brutta piaga sul piede destro che anche in passato aveva creato problemi. In poco tempo la situazione è peggiorata espandendosi alla gamba, piede sinistro ed entrambe le mani. Siamo stati allo Skin Hospital (specializzato in malattie della pelle) di Kathmandu dove, dopo una rapida occhiata, gli hanno prescritto una crema antibiotica a base di acido fusidico ed un vagone di cefaproxil ed alastine20.
Le mie conoscenze in campo medico sono pari a zero, studio su internet e Wikipedia quindi non ho nessuna presunzione, ma dopo aver letto che il primo farmaco è un antibiotico generale utilizzato principalmente per infezioni respiratorie ed epato-digestive, ed il secondo solo per le riniti, ho capito che purtroppo, ancora una volta, c'era solo un ospedale dove poter andare: il rinomato e costoso Norvic International dove l'anno scorso abbiamo ricoverato D. Aveva contratto la tubercolosi, (negli altri ospedali non se ne erano accorti) e 4 giorni di ricovero sono costati circa 600 euro.
Come in ogni Paese che non funziona che si rispetti, ogni visita all'ospedale si traduce in ore, giorni di attese. Quando è stato il nostro turno, il medico ha ravvisato la necessità di una biopsia. Erano le 2, ci hanno detto di aspettare fino alle 6 ma alle 5 ci hanno mandati a casa, tornate domattina alle 10. Oggi a mezzogiorno finalmente è stata fatta la biopsia. Alla cassa,  dopo aver pagato circa 80 euro, mi hanno detto che l'analisi del campione deve essere fatto presso un laboratorio esterno e che lo devo consegnare io perché loro non effettuano il servizio. Fantastico. Un altro po’ di traffico soffocante, smog, polvere e clacson assordanti ed il campione è arrivato a destinazione.

I risultati saranno pronti tra 7/10 giorni e speriamo tanto che questa volta riusciremo a curare definitivamente M., che senza di voi starebbe ancora prendendo farmaci per la rinite per curare delle piaghe cutanee.A presto e un abbraccio speciale agli amici umbro-marchigiani.